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Stiamo asfaltando la terra che dovrà sfamarci?
Le irreversibili trasformazioni ambientali legate alla miope espansione dei centri abitati ed alla realizzazione di infrastrutture e servizi superflui sottraggono definitivamente territorio all'agricoltura e alla biodiversità, in un Pianeta che vede crescere costantemente la popolazione umana e le pressioni sugli ecosistemi naturali

Possiamo inventare nuove forme di economia, nuove modalità per produrre energia, nuove tecnologie che rendano più efficienti le nostre attività...., ma il territorio è una risorsa finibile che tuttavia deve conservare la capacità di consentire lo svolgimento di tutte le funzioni biologiche che garantiscono la vita sul pianeta.

La popolazione mondiale continua la sua crescita verso i 10 miliardi di persone (previsione per il 2050), gli standard di qualità della vita di queste persone mutano rivolgendo uno sguardo ai modelli occidentali sia in termini di alimentazione (aumento del consumo di proteine animali), sia in termini di caratteristiche degli insediamenti e dei servizi. I cambiamenti climatici sottraggono - e sottrarranno sempre più - porzioni importanti di territorio all'agricoltura e creeranno anche alcuni problemi agli insediamenti costieri, richiedendo in alcuni casi lo spostamento di milioni di persone in nuove aree più sicure ed abitabili. La disponibilità di acqua - già problematica in molti luoghi della Terra - costituirà un nuovo problema in aree nelle quali solo pochi anni fa sembrava inimmaginabile.

Le trasformazioni ambientali, insieme alle loro conseguenze, minacciano seriamente la biodiversità del Pianeta. Si parla, ormai, ripetutamente di sesta estinzione di massa. Il 60% delle specie di uccelli è in declino (il 12% è minacciato di estinzione), così come il 27% dei rettili, il 31% degli anfibi, il 30% dei pesci e il 23% dei mammiferi.

La Comunicazione della Commissione "ARRESTARE LA PERDITA DI BIODIVERSITA' ENTRO IL 2010 - E OLTRE" - COM (2006) 216 definitivo - cita "[...] In particolare vengono evidenziate due minacce per la biodiversità nella UE. La prima riguarda l'utilizzo sconsiderato del territorio [...]. La seconda concerne l'impatto sempre più forte dei cambiamenti climatici sulla biodiversità [...]".

Inoltre, la stessa Comunicazione sottolinea che "[...] Secondo il MA* gli ecosistemi europei hanno subito una maggiore frammentazione di origine antropica rispetto a quelli di tutti gli altri continenti [...]", aggiungendo che " [...] dagli anni '50 l'Europa ha perduto oltre la metà delle terre umide e dei terreni agricoli a più alto valore naturalistico [...]".

La Commissione aggiunge, ancora, che "[...] la pressione principale è rappresentata dalla frammentazione, dal degrado e dalla distruzione degli habitat causati dal cambiamento nell'utilizzo del suolo [...]".

IL SUOLO IMPIEGA MILLENNI PER FORMARSI

Ermanno Zanini (Facoltà di Agraria di Torino, in "Le mucche non mangiano cemento" di Luca Mercalli e Chiara Sasso - Società Meteorologica Subalpina, 2004) ci spiega che il suolo si forma con un tasso medio di 1 mm in non meno di 200-400 anni e che la profondità dello strato nel quale si concentra la maggiore efficienza come habitat per i vegetali è raramente superiore a qualche metro (2000-10000 anni) e più generalmente è decimetrica.
Ci informa, anche, che globalmente i suoli agricoli vengono persi da 10 a 40 volte più in fretta del loro ripristino naturale.

Il suolo ha, inoltre, un ruolo importante nella determinazione delle condizioni climatiche, a seconda della sua copertura e conseguentemente della sua capacità di riflettere o immagazzinare energia solare, produrre vapore acqueo, (attraverso i vegetali) immagazzinare CO2, ecc...

Con queste premesse, peraltro molto sintetiche e incomplete ma sufficienti a rivelare la dimensione dell'importanza del tema, non sembra eccessivo definire il suolo come una delle principali risorse a supporto della vita sul pianeta, insieme ad aria, acqua e biodiversità.

La cementificazione dei suoli costituisce una trasformazione irreversibile - considerata la nostra scala temporale.
In particolare, comporta:
- la perdita definitiva di habitat naturali ed aree agricole
- il crollo dei valori di biodiversità
- un incremento delle difficoltà di ricarica delle falde acquifere
- un incremento dei deflussi superficiali e delle problematiche connesse
- una maggiore conversione dell'energia solare in calore sensibile
- una diminuzione dell'evapotraspirazione
- un aumento dell'isola di calore
- l'asfissia del sottosuolo.

Inoltre, l'urbanizzazione dei suoli produce un impatto serio anche nelle aree non colpite direttamente, con esiti preoccupanti sia sui livelli di biodiversità, sia sulla qualità e sulla funzionalità delle aree agricole limitrofe e, in definitiva, sulla qualità della vita delle persone.

Conseguentemente, sarebbe lecito attendersi - anche esigere - un livello di attenzione straordinario nella gestione di un bene così prezioso e limitato, la cui importanza valica certamente i confini geografici dei soggetti istituzionali chiamati a gestirlo.

Invece, nel nostro Paese, per citare un esempio pertinente purtroppo tuttaltro che isolato, vengono asfaltati ogni anno oltre 70.000 ettari di aree agricole, con una superficie urbanizzata complessiva pari a circa il 7% (21.000 Kmq) del territorio nazionale totale. Consideriamo, inoltre, che la maggior parte delle aree urbanizzate è collocata in pianura, proprio dove si concentrano i suoli migliori, strategici in futuro anche per contribuire a sostenere una popolazione mondiale già superiore alla capacità portante del pianeta.

Chi ha responsabilità nella pianificazione e nella gestione del territorio dovrebbe essere consapevole della necessità di fornire molteplici risposte in funzione della complessità delle domande e delle funzioni assolte dal territorio, tenuto conto delle esigenze attuali e delle responsabilità che abbiamo nei confronti delle generazioni future.

Noi, tutti noi, dovremmo sentire di avere il diritto e il dovere di valutare chi deleghiamo a gestire il bene pubblico anche in funzione dell'impegno assunto nella gestione delle risorse territoriali, consapevoli che tali risorse garantiscono le funzioni biologiche fondamentali e la qualità della vita sul nostro pianeta.

Per approfondimenti:

http://reports.eea.europa.eu/technical_report_2007_9/en

http://reports.eea.europa.eu/eea_report_2006_11/en

http://reports.eea.europa.eu/eea_report_2006_10/en

http://www.altraofficina.it/ivanillich/default.htm

http://www.aspoitalia.it/index.php

http://www.wupperinst.org/en/home/index.html

http://www.dieoff.com/page69.htm


* Millennium Ecosystem Assessment - www.maweb.org

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